I Pigmei Africani la loro cultura
Camerun
"QUANDO AVREMO INQUINATO L'ULTIMO FIUME PESCATO L'ULTIMO PESCE, TAGLIATA L'ULTIMA PIANTA, CI ACCORGEREMO CHE NON POTREMO MANGIARE IL DENARO"
I Pigmei Africani del Camerun. L'ennesimo rifiuto della nostra ambasciata di Yaoundè a rilasciare i visti necessari (nonostante che tutti i documenti fossero a posto) a un gruppo di Pigmei per poter partecipare al Festival dello Spirito del Pianeta, che si svolge ogni anno a Chiuduno (Bergamo), ci ha portato alle seguente considerazione:
se a loro viene impedito di venire da noi perché non andiamo noi da loro?
Così, da questa semplice considerazione, lo Spirito del Pianeta ha deciso di portare il Festival dai pigmei.
Siamo convinti, infatti, che ogni singola persona ogni tribù, ogni popolo, ha lo stesso diritto di essere rispettato e considerato ed avere le stesse possibilità di ogni altro essere umano.
E' stata un'esperienza fantastica, irripetibile nella forma e nei contenuti,un'esperienza però dalla doppia lettura.
Meravigliosa per noi che l'abbiamo vissuta in quanto ci ha dato la possibilità di immergerci in quella natura primordiale che ha risvegliato in tutti il sentimento ancestrale che ci lega a madre natura.
Il verde intenso della foresta con le sue molteplici tonalità,il terreno dove cammini così morbido e avvolgente come fosse un tappeto naturale, le sonorità che non siamo più abituati a sentire, gli animali e persino gli insetti ti danno la sensazione di essere parte di quella natura e di essere abbracciato e protetto da Essa.
E' stata un'esperienza meravigliosa anche per il popolo Pigmeo che abbiamo incontrato, meravigliati che qualcuno venuto da lontano e lontanissimo dal loro mondo, siano venuti solo per loro,solo per portargli rispetto e considerazione e poter dare a loro la possibilità di ascoltare per la prima volta suoni e melodie provenienti dal resto del Mondo.
Purtroppo quanto di meraviglioso ci stava accadendo ha dovuto scontrarsi con la dura realtà.
Abbiamo visitato l'orfanotrofio di Djoum che ospita circa 35 bambini Pigmei,una piccola parte dei numerosi bambini che restano senza genitori, e sopravvissuti all'elevatissima mortalità infantile provocata principalmente dall'HIV. Abbiamo toccato con mano le durissime condizioni di vita di quel popolo.
I Pigmei sono un popolo schiavo di un'altra etnia, i Bantù, che credono di avere diritto di vita e di morte sui Pigmei, violentano le loro donne, sfruttano gli uomini comprando il loro lavoro per pochi denari e sottomettendoli con l'alcool che distrugge la loro volontà e la loro salute.
Sono schiavi delle multinazionali del legname che con gli stessi sistemi li hanno costretti a spostarsi dai loro luoghi natii all'interno delle foreste per portarli ai bordi delle strade costruite per la movimentazione del legname, frutto della deforestazione selvaggia in corso.
Ad aggravare questa già pesante situazione è stata la scoperta di numerosi giacimenti di ferro,oro e pietre preziose.
Le tribù dei Pigmei oramai schiavizzate,sottomesse,private della loro volontà, non hanno ne la forza ne la capacità emotiva per ribellarsi,hanno perso la loro dignità di' popolo della foresta' e di questo purtroppo ne sono consapevoli.
Quando si parla con loro, non ti guardano mai negli occhi, non alzano mai lo sguardo da terra, e la loro unica difesa morale è quella di annebbiare la propria mente con l'alcool.
E' un popolo che sta andando verso l'auto distruzione solo per volontà del DIO DENARO.
Stando li ti accorgi che tutto è pianificato nei minimi dettagli dalle multi nazionali del legname e minerarie, giorno e notte si assiste al continuo via vai di enormi camion che trasportano tronchi di alberi secolari verso i porti sulla costa da dove partiranno per andare nei paesi cosi detti civilizzati, dove poi si trasformeranno in preziosi mobili per i ricchi occidentali o per abbellire le ricche magioni degli sceicchi del petrolio.
Una continua falcidia di foresta senza limiti ne rispetto per la natura e per gli uomini.
Non a caso hanno cercato di impedirci di vedere tutto ciò, non a caso ci hanno impedito di intervistare le società coinvolte, non a caso hanno negato i visti di espatrio ai Pigmei !
Allora'ti sale una rabbia allucinante,vorresti spaccare tutto, vorresti gridare a quelle persone inermi ' Rialzatevi,riprendetevi i vostri diritti, le vostre terre, la vostra dignità' 'non siate schiavi, rendetevi liberi'
Poi ragioni e pensi che domani tu andrai via e loro subiranno le conseguenze della loro ribellione.
Cosa fare' Stare a guardare a che serve'
Ti chiedi cosa puoi fare tu,' uomo civile ' , che vivi in un paese libero dove la libertà non è stata guadagnata da te ma dal sacrificio dei nostri padri, tu che sai che ogni essere umano è uguale a tutti gli altri, tu che sai che stiamo distruggendo il pianeta a danno dei nostri figli' Non puoi restare in silenzio devi dire che per il 23% la responsabilità della deforestazione è di società italiane con sede anche in Lombardia.
Ma la denuncia non basta sono parole nel vento, ognuno di noi per quello che può deve cercare un dialogo con le istituzioni,fare in modo che questo popolo possa riappropriarsi delle proprie terre e della propria dignità e punire chi li sfrutta e li violenta.
Non è facile ma non è neanche un'utopia, tutti insieme possiamo farcela.
Costringiamo le società che speculano su questi popoli a cambiare atteggiamento, come'
Per esempio non comprando i loro prodotti, basta chiedere quando andiamo a comprare qualche mobile, un attaccapanni una sedia, da dove arrivi il legname con cui è stato costruito,il più delle volte non sapranno risponderti allora tu spiegherai perché glielo hai chiesto.
Questo si chiama sensibilizzazione al problema e goccia dopo goccia riempiremo il mare.
Facciamo in modo che i governi locali capiscano che stanno distruggendo il loro futuro ed il futuro di questa terra, facciamo in modo che chi distrugge riequilibri l'ecosistema.
Una pianta abbattuta, una pianta giovane ricollocata.
Non stiamo a guardare!
Facciamo sentire che siamo in tanti a preoccuparci del futuro della nostra terra, non facciamolo per noi ma per i nostri figli.
Un grazie all'Azienda agricola' La Merletta' di Almè Bergamo che ha finanziato parte del viaggio, ai gruppi che hanno aderito all'iniziativa: Bergamaschi, Maoori, Boliviani e Maasai, un grazie ad ogni persona che prestando il proprio tempo come volontari o partecipando alle nostre iniziative ha permesso di portare solidarietà e aiuti concreti ai nostri fratelli, non so immaginare come possa essere il nostro Pianeta senza i pigmei e loro foreste.